·
DALLE QUATTRO ALLE
CINQUE, DA IMPASTARE
·
Quando io
ero piccolino
saltavo
come un grillino
nelle
strade c’era vocìo
insieme
al cinquettìo
·
improvvisamente si
sentiva una gridata
Cammarata, “ Dalle
quattro alle cinque, di
impastata “
c’era
un piccolo forno,
in ogni strada
dove
si effettuava la
infornata
·
Vedi i
sacrifici che si
facevano
si
alzava la mia
madre, che le
3 erano
per
eseguire l’ordine ricevuto
affinchè il
pane diventava lievitato
·
Si doveva
fare il turno
per
mettere il pane
nel forno.
La
fornaia, con il
fazzoletto in testa
non
poteva fare “ cchiù
lesta” ( più veloce )
àcontinua
·
Ci voleva
“ lu timpiciddu “ (molto tempo )
perché
il forno era
“ picciddu “
(piccolo)
ma
quando usciva da
quel “ furniddu” (fornetto)
veniva
la fame a
guardare a “Diddu” (Lui, il
pane)
·
mangiato fresco,
era speciale
che
dalla bocca, non
si poteva “ levare” ( togliere )
ma
se il giorno
dopo, lo andavi
a mangiare
ancora
di più, si
andava a gustare
·
il pane
durava tre, quattro
giorni
e
si ripeteva la
scena, quando fa
giorno.
Esisteva anche
il “ pani accattatu “ (pane
comprato )
che
per il gusto
“ si mittiva di
latu” ( si
netteva da parte )
·
oggi di
questo pane rimane
“lu parlatu” (il
parlarne)
ormai appartiene
“ a lu timpu
passatu “ (tempo passato)
facimu
sulu lu ricordatu (abbiamo soltanto
il ricordo)
“nun
arricrierà cchiù, lu nostru palatu
“ (non
delizierà più il
nosto palato)
Villarosa 28
febbraio 2014
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